Il bilanciere e’ li posato sulla pavimento della palestra cromato e luccicante come non mai accoppiato con dei dischi colorati,fluorescenti,invitanti,la luce del bilanciere emana una sorte di luce sinistra sembra chiamare Lui, in una sorta di sfida dove la lucentezza appare una vanita’ ,una vanita’ bella quanto diabolica e traditrice, perche’ Lui sara’ la prossima vittima.
Quell’ammasso di muscoli che si muove, volteggia nell’aria, si avvicina lentamente,accompagnato da un’ombra che si staglia nel silenzio piu’ totale ,un silenzio cupo quasi religioso che sembra evocare una quiete che prelude alla guerra. Nei suoi occhi si coglie un’intensita’ mista a compassione, perche’ Lui pensa ogni giorno solo a lui,e’ il suo obbiettivo,che vuole sconfiggere, dominare quasi in una sorta di odio-amore,una sfida eterna. Lui fissa la sua vittima prediletta quasi fosse un fratello,un compagno di vita,ogni suo passo e’ scandito da un’ansimare ritmico,musicale misto a concentrazione; le scariche adrenaliche si alzano sempre piu’ di intensita’,il sangue scorre piu’ velocemente ,la pressione si alza,il cuore batte come un tamburo ,il cortisolo anch’esso si innalza quasi a voler far compagnia all’amica adrenalina,un orgia di sensi come eccitazione, paura,ansia,felicita’,soddisfazione,fierezza verso la vittima “amica” prediletta.
Il passo si fa piu’ pesante,le mani si stringono quasi a caricare il corpo, la cupola diaframmatica scende e si eleva quasi a chiedere disperatamente ossigeno perche’ il compito sara’ durissimo.
L’odore piatto del ferro arriva alle narici che si aprono per riconoscere se lui e’ pronto alla sfida. Si guarda allo specchio,non col fare narcisistico piuttosto con quella voglia di rivincita,che lo anima dal piu’ profondo del cuore.Si perche’ Lui non si affida alla ragione ma solo all’anima e al cuore.
Si guarda profondamente studia se’ stesso,cerca di penetrare i propri occhi ,le proprie pupille per capire quanto ce la puo’ fare.Guardarsi a lungo in fondo alle pupille e’ come leggere la propria anima,i propri sentimenti.E’ pronto,il suo istinto lo guida ad affrontare la prova finale.Quello che separa l’irreale dal reale ; e’ proiettato in una quarta dimensione,nessuno esiste li intorno fuorche’ Lui e…lui. Si cercano a vicenda,il contatto appaga i sensi.
Prima di agire Lui inspira due volte profondamente poi si flette in avanti,e ripete dentro di se’ “ce la devo fare, ce la devo fare”,iniziano le scariche nervose, i femorali iniziano a contrarsi isometricamente,la schiena si curva poi si appiattisce,digrigna i denti,le mani hanno il primo contatto,un contatto soave,ma gelido,le mani serrano la presa,la pressione inizia a salire velocemente,Lui inizia a profondere sudore,non e’ facile, ma lui ce la deve fare,inizia a tirarsi su lentamente, ogni goccia di sudore riflette ogni miofibrilla che si contrae allo spasimo,i ponti di miosina si agganciano all’actina grazie al fratello calcio,le fibre I sono andate, le IIa oramai sono esaurite,tocca a loro, le imperatrici, alle IIB; il treno di impulsi nervosi e’ sempre piu’ alto,le fibre esaurite sembrano dire “dai siamo con te non mollare,stiamo sudando anche noi per te” sembra che vogliano contribuire assieme a Lui a quello sforzo ciclopico,”lo devi fare anche per noi”.
Lui e’ concentratissimo,paonazzo in viso,i tendini,la guaina miofasciale sembrano gridare,”si, ce la dobbiamo fare”,in un coro disperato ma univoco: Lui con un grido disumano si alza rimane dritto quei cinque lunghissimi secondi: inizia ad ansimare,la pressione e’ schizzata in alto,il cuore pompa piu’ sangue possibile, anche se era stato sempre battuto a quel punto si convince ancora di piu’ che non puo’ mollare, i secondi sembrano eternita’ scanditi da un orologio 5”-4”-3”-2”- vede la luce in fondo al tunnel, 1”-0”, e’ il traguardo!
Rimane ipnotizzato per pochi secondi,pensando a tutte le fasi dell’esercizio fino alla fine di quella lotta contro se’ stesso e contro di lui,ed incredulo lascia cadere la sua vittima, ora amica,mentre il rumore sordo del ferro ed ovattato del pavimento,lo ridestano dallo sforzo accorgendosi che nella palestra erano tutti li’ a guardarlo.Scoppia in un pianto liberatorio di gioia. Aveva superato quella barriera,quella barriera che ti fa diventare un vero campione.
Con l’anima e col cuore.





